Paesaggi del Lago di Garda
“A me piace pensare che il nostro cervello abbia un
sistema informativo che ci dà ordini per il cammino e che qui stia
la molla della nostra irrequietezza”
Bruce Chatwin : “Anatomia
dell’irrequietezza”
“ Perché gli autori che si amano si possono ritrovare nei
luoghi dove si ama andare”
Diego Mormorio, da : “Sguardi Gardesani”
1997
Questa prima esposizione, fa parte di un più ampio
progetto sul paesaggio, leit motiv di ben tre eventi che
avranno come sede espositiva il Forte Superiore di Nago:
“Mnemosine”- “Rabdomanti”-
“Il Sentire/sentiero di Venere”.
Obiettivo di questi tre eventi incentrati tutti sul tema del
territorio del Basso Sarca nel senso più ampio del termine, è quello
di riqualificare il Forte di Nago come sede espositiva e come luogo
di cultura e ricerca.
I quattro fotografi che sono presentati per questo site
specific sono stati interpellati in una tavola rotonda sulla visione
del Lago di Garda: ne emergono in forma di immagini
fotografiche, storie oniriche, ritratti, schizzi di viaggio. Escono
da questo lavoro corale, che si suddivide in quattro percorsi,
strade che s’inoltrano nelle tortuose vie dell’acqua, che si fa
inquieta e nera negli scatti di Olaf Kreinsen,
bianca e liscia, senza increspature nelle immagini di Luca
Cazzanelli. Nelle immagini di Fabio Maione,
invece, quest’acqua diventa superficie navigabile, ed i suoi
contorni si popolano di persone che attendono il battello, come
anime che attendono Caronte. Sono turisti, gente che contempla,
aspetta, vive sui moli. Delicate presenze, inconsapevoli di essere
state riprese. Luca Chistè, d’altro canto, ci porta
un lavoro tagliente, nitido, estremo nella sua teknè,
utilizzando come “strumenti” oggetti da cui s’intravvede il
paesaggio. Chistè utilizza cinque unità visive, ciascuna basata su
un dittico, come altrettante possibili chiavi di lettura per una
ricerca sul lago legata alla sua personale visione.
Mnemosine, colei che è senza
memoria, è figlia di Gea la terra, e di Urano, il cielo. Dopo
l’amore appassionato con Zeus diede alla luce le Muse. Madre anche
di questo progetto, che attraverso la creazione di una nuova memoria
fotografica porta la luce nella via delle idee.
L’identità lacustre viene modificata dai continui
cambiamenti di luce. Una luminosità che ricorda la lezione del
Romanticismo tedesco, molto presente nell’iconografia visiva di
questo nostro habitat: da sempre luogo di transito, ha visto sostare
nelle sue bellezze personaggi tra i più variegati della cultura
mittleuropea. Via di passaggio verso il resto d’Italia, sosta
obbligata del Grand Tour della borghesia anglo-tedesca, ha visto
nascere una comunità vivace culturalmente.
Quattro diverse esplorazioni del paesaggio lacustre, che restituiscono la bellezza del luogo, epurata dagli stereotipi. Quattro aspetti come quattro sono i punti cardinali, dove i fotografi hanno camminato, con le loro apparecchiature a grande e medio formato per documentare la zona in maniera diametralmente opposta, come spesso succede nelle persone che hanno visioni ben precise, che se racchiuse nel medesimo evento, ci regalano una visione completa ed articolata.
Katia Michelotti
GALLERY AUTORI: | CAZZANELLI | CHISTE' | KREINSEN | MAIONE |
